Elimina la compulsione per il cioccolato con la PNL

Ogni compulsione attiva il sistema dopaminergico di ricompensa. Il cioccolato ci fa stare bene, ma per alcuni diventa un’ossessione. Ecco come liberarsi della compulsione per il cioccolato con alcune dritte di Programmazione Neuro Linguistica (PNL).



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Una vera e propria droga

Sì, ok, viene definita una vera e propria droga, una dipendenza. Ok, e allora. Viviamo (anche) di dipendenze: dipendenze dall’affetto dei nostri cari, dalla luce del sole, dall’ossigeno e l’aria aperta… Ognuno di noi ha dipendenze che provocano piacere e innescano un circolo virtuoso di ripetizione e ricompensa. Anche il cioccolato ha questa possibilità, il tutto sta nel considerarlo un piacere come un altro.

Paragoniamolo e relativizziamolo

Ok, iniziamo con un semplice concetto di PNL, cioè relativizzare e vedere l’oggetto o la situazione da un altro punto di vista, relativo e minore. Quali altri piaceri hai? Cosa ti spinge a replicare un comportamento? Cosa ti piace? Il sole, leggere, guardare film, correre, ballare, fare l’amore… cosa ti piace che scatena il desiderio e si intruduce nel sistema dopaminergico per generare piacere e ricercare piacere?

Dopodiché paragona tutto ciò che ti piace e ti procura piacere al cioccolato e realitivizza. Non è solo il coccolato a procurarti piacere ma altre cose. Naturalmente, va da sé che è utile trovare altre “ossessioni” positive e non “non utili” a lungo termine come il classico fumare. Tu vuoi risvegliare nella mente paragoni e pensieri utili e non dannosi.

Rendilo grande e scomodo

Una delle tecniche più semplici quanto efficaci di PNL è quella di ingrandire fino a rendere irreale un qualcosa. Immagina una volta, nel recente passato, in cui hai subìto la compulsione per il cioccolato e ne hai mangiato decisamente troppo. Immagina ora che ti trovavi in tale stanza, che avevi in mano tale barretta di cioccolato e che la portavi alla bocca… MA, immagina ora che la barretta di cioccolato diventasse enorme, gigante. Così gigante che non riuscivi ad aprire la bocca e la mascella ti si sarebbe rotta per mangiarla. Non riuscivi nemmeno a sostenere il peso di tale barretta perché pesava una tonnellata. L’unica cosa da fare era “wow” stupirsi e lasciare perdere. Immagina allora di esserti voltato/a e essertene andato/a.

Dopo aver testato questo esperimento nel passato, sarà utile immaginare che nel futuro, ogni volta che ti troverai con una barretta di cioccolato in mano, questa diventerà enorme, pesante, fastidiosa, dolorosa alle braccia e alla mascella. Naturalmente, per come funzionano le visualizzazioni, vederla una volta non basterà per associare il fastidio e la stranezza della situazione con la cioccolata. Ogni visualizzazione necessita di ripetizione.

Rendilo schifoso se necessario

Eccone un’altra. Ancor meno gettonata come tecnica (e devo confessare anche da me) è quella di associare l’oggetto della compulsione con qualcosa di veramente schifoso: vermi che si agitano, scarafaggi che leccano il cioccolato, escrementi di uccello sopra la barretta di cioccolato, cenere di sigaretta, o un alimento che fa veramente vomitare chi prova questa via. Naturalmente, questo esercizio cerca di associare qualcosa di disgustoso alla compulsione per il cioccolato e quindi di dissociare piacere all’oggetto del craving. Suggerisco quindi di provare questo esercizio con un coach che assista l’associazione senza esagerare nel disgusto e sensazioni poco gradevoli da provare.

Anche qui il meccanismo è sempre quello di immaginare una situazione nel recente passato in cui si mangiava cioccolato con quella cosa schifosa sopra e poi immaginare di aver desistito, liberi e di essersi allontanati. Dopodiché, suggerisco sempre di immaginare poi il futuro in cui si “potrebbe” rischiare di mangiare quelle cose schifose, ma non succederà mai più perché il disgusto (per chi conosce la PNL riflette il metaprogramma del “via da”) lo impedisce.

Cambia le submodalità

Una via più soft di quest’ultima è immaginare la cioccolata in un ipotetico riquadro immaginario davanti a sé, immaginare la cioccolata senza colori, in bianco e nero, immaginarla magari crepata, o sfuocata, o trasparente e che svanisce nel nulla. Altra variante potrebbe quella di comparare l’immagine che rappresenta la compulsione per il cioccolato con qualcosa di irritante (come un vicino di casa insopportabile) o di noioso (come ascoltare le storie di tale persona). Associare un sentimento non utile a quell’oggetto di desiderio aiuterà a dissociarsi da esso.

Non nominarlo

Ultimissimo consiglio, pratico e divertente, è quello di “non nominare più quella cosa”, piuttosto – se ti scopri a pensarla – pensa a “quella cosa lì”. Evita di nominarla così che la tua mente eviterà di ripescarla dalla memoria e di risvegliare tutti i percorsi sinaptici che la contengono, compresi quelli che erano della compulsione per il cioccolato.



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